I profeti dell’inganno

Leo Löwenthal e Norbert Guterman

(a cura e traduzione di Romolo Giovanni Capuano)

I profeti dell’inganno

PM Edizioni, Varazze (SV),

pp. 245, 2025

 

Pubblicato nel 1949, Prophets of Deceit: A Study of the Techniques of the American Agitator di Leo Löwenthal (1900-1993) e Norbert Guterman (1900–1984) è uno dei cinque importanti volumi degli Studies in Prejudice (tra cui il celeberrimo La personalità autoritaria di Theodor W. Adorno, Else Frenkel-Brunswik, Daniel Levinson e Nevitt Sanford) che, sotto la direzione generale di Max Horkheimer, l’Istituto di ricerche sociali, intorno a cui gravitava l’attività della cosiddetta Scuola di Francoforte, pubblicò insieme all’American Jewish Committee. Tali studi dimostrarono che l’antisemitismo e il pregiudizio sono espressione di un atteggiamento legato a una struttura autoritaria del carattere che predispone gli individui a essere più vulnerabili alle idee totalitarie e antidemocratiche. Nell’ambito degli Studies, Prophets of Deceit pone al centro dell’indagine le tecniche e i trucchi che gli agitatori americani – antesignani degli odierni populisti e gentisti – utilizzavano negli anni Trenta-Cinquanta del XX secolo per conquistare il consenso del proprio uditorio ed era stato concepito da Theodor Adorno come il primo di una serie di testi per immunizzare il pubblico da queste tecniche.

Lo studio di Löwenthal e Guterman si basa sull’analisi degli scritti e dei discorsi di una dozzina di agitatori dell’epoca e rappresenta un unicum negli studi sul populismo sia per il taglio interpretativo adottato – che combina criticamente sociologia e psicoanalisi – sia per la solida base empirica su cui si fonda. Insomma, un raro esempio di buona teoria e originale ricerca empirica.

Gli autori enucleano 21 temi prediletti dagli agitatori, categorizzandoli ed esponendoli nella loro contraddittorietà interna fino a rivelare la loro pochezza contenutistica, abilmente dissimulata dietro una coltre di formule verbali preconfezionate e ripetute all’infinito. L’esito di tanto certosino lavoro è una disamina minuziosa delle tecniche e delle strategie abitualmente adoperate dai demagoghi del tempo per conseguire gli effetti desiderati; una disamina che conserva inalterata tutta la sua importanza anche nella nostra epoca.

L’estrema attualità del testo di Löwenthal e Guterman sta nel fatto che la figura dell’agitatore – imbellettata e aggiornata – è ancora profondamente e inquietantemente presente nel mondo odierno in forme nemmeno troppo distanti da quelle di cui discutevano i due autori oltre settanta anni fa. I temi dell’agitatore dei tempi di Löwenthal e Guterman sono ancora, mutatis mutandis, i temi del populista di oggi: l’idea che forze oscure complottino per decidere le sorti del mondo; l’immigrato come capro espiatorio; l’odio nei confronti di stranieri, banchieri e internazionalisti; il ricorso alla provocazione come causa scatenante della guerra; l’apofasi (nominare senza nominare) che permette di attaccare il nemico di turno, senza fare nomi, ma alludendo e insinuando. Tutto un repertorio retorico e strategico ancora straordinariamente attuale e del quale l’elettore di oggi, come quello di ieri, deve prendere consapevolezza se non vuole correre il rischio di rimanere impaniato nelle trappole verbali di populisti e demagoghi.

Un libro immancabile per il lettore che vuole capirne di più in un’epoca di neo- e webpopulismi come quella in cui viviamo.

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